Marzo 21 – La partita del secolo

Il dubbio è l’inizio della conoscenza

Cartesio

Quella a cui state assistendo, e su cui state scommettendo o vi accingete a scommettere, verrà ricordata come la partita del secolo.

Un po’ come Italia Germania 4-3.

Da una parte la formazione capitanata dal giovane Elon Musk, i Growth Tiger.

Dall’altra quella capitanata dal vecchio Buffett, gli Elephant Value.

Lo scontro sembra senza storia:

Musk alla fine del primo tempo era in vantaggio 14 a 1.

Ma la maggioranza degli investitori old style continua a scommettere sul vecchio. “Buffett, Buffett” gridano dagli spalti:

sono convinti che nel secondo tempo il vecchio tirerà fuori il coniglio dal cilindro. Sembra certo che nel secondo tempo il vecchio avrà,  tra le file dei suoi,  la Reflazione che storicamente ha sempre premiato banche, società oil e finanche il listino italiano, pieno dei primi e dei secondi.

Sembro essere l’unico sugli spalti a rimanere fedele ai Tiger Growth. Le scommesse aumentano e ingenti flussi di capitali hanno lasciato  Nasdaq e S&p500 per comprare azioni value europee.  

Gli ultras del vecchio si fanno sempre più rumorosi, sono grandi e grossi e suonano tamburi enormi … scandiscono il rullo dei tamburi con l’urlo:

      “Buffett, Buffett … con in campo la reflazione … daremo a Musk una bella lezione”

Sono solo, sto per cedere anche io, sopraffatto dal timore che quella folla astiosa, bellicosa, rabbiosa che tifa Elephant Value possa mangiarmi in un sol boccone. Sto per cambiare casacca ma leggo questa notizia:  

E mi faccio forza. Non posso aderire agli Elephant value!
Il loro allenatore oramai è bollito, solo un bollito può pensare che le centrali a gas possano essere il futuro dell’energia elettrica e solo un bollito può pensare che, oltretutto, possano rendere il 9% all’anno come investimento!
Mentre penso questo mi volto e metto improvvisamente a fuoco chi sono i capi ultras del vecchio che incutono tanto rispetto!
Ad gridare “Buffett, Buffett” e “recovery reflattiva” sono, più o meno, gli stessi signori che il 23 marzo 2021 curavano l’offerta di azioni Viacom a 85 dollari.

Gli stessi signori, nome più, nome meno, che qualche giorno dopo innescavano la caduta del titolo Viacom da 85 dollari a 45 dollari.

A ben vedere, a gridare “Buffett, Buffett”, “Value, Value” erano, in fondo, quelli che ricevono quotidianamente gli ordini di Buffet che compra Occidental Petroleum per vendere Apple, che ogni anno muove titoli sul mercato (cioè passa ordini a broker) per decine di miliardi di euro (https://www.cxoadvisory.com/animal-spirits/why-dont-we-all-just-do-what-warren-buffett-does/).

Il tarlo del dubbio mi spinge allora a cercare di approfondire chi, o cosa, sia questa mitica Reflazione e se davvero poteva riscattare le sorti degli Elephant Value.

Bene come vedrete, scopriremo assieme che è una chimera.

In primo luogo, l’inflazione che osserviamo oggi è il riflesso di un fenomeno passato e già morto e defunto, esattamente come la luce di una stella di Orione che vediamo oggi è vecchia di milioni di anni.

L’inflazione di oggi è la conseguenza della crisi del Covid,  figlia, cioè,  della maggiore velocità di recupero della domanda interna (sostenuta dai sussidi) rispetto all’offerta (bloccata dal lock down di diverse attività):

Il risultato di tale sfasamento si è palesato come uno shock one-off della curva della  offerta aggregata, shock che si è scaricato, appunto,  in parte in maggiore  inflazione ed in parte in maggior disavanzo commerciale:

Per inciso, questo spiega anche la debolezza del dollaro a partire da Giugno 2020:

Proprio il recupero dell’ultimo mese del Dollaro, nonché l’utilizzo della capacità industriale che, malgrado una produzione industriale tornata a livelli pre-crisi, si trova in area 73%-76% (denotando che il problema delle economie occidentali è l’eccesso di investimenti più che la carenza dei medesimi):

ci dicono che la reflazione da shock di offerta (e non, come vi raccontano, da eccesso di domanda) è già terminata! Può darsi che fenomeni contingenti, come il black out in Texas, il blocco del canale di Suez, lo shortage di semiconduttori, influenzino ancora un per po’ i prezzi ma, cari signori, da adesso in poi si torna alle vecchie regole.
Per avere un trend inflazionistico non temporaneo avremo bisogno di una forte redistribuzione del reddito che riduca le diseguaglianze. Noi, per semplicità, come indicatore delle diseguaglianze utilizziamo il rapporto PIL MEDIO PER FAMIGLIA / PIL MEDIANO PER FAMIGLIA (potremmo chiamarlo indicatore Trilussa: valori crescenti minor diseguaglianza). Come vedete dal grafico,

l’indicatore in questione (linea gialla) è ben lungi dal segnalare un’inversione del trend della concentrazione del reddito.
Ps. se state guardando il minimo recupero degli ultimi 4 anni della linea gialla, ricordatevi che:

  • quei 4 anni (2016-2020) sono gli anni della presidenza populista di Trump che non è stato rieletto
  • il trend sottostante è un trend che inizia negli anni 70

Questi grafici ci dicono che il TEOREMA REFLATTIVO è assolutamente una fantasia.
Sicuramente i tifosi degli Elephant Value continueranno a urlarvi nelle orecchie i loro mantra (OIL, FTSEMIB, Banche, industriali, meccanica e forse anche Nucleare!) ma a voi che siete spettatori non tifosi, io, che sono un accanito sostenitore dei Tiger Growth chiedo solo di ricordare chi sono quei tifosi che urlano e strepitano. Sono tifosi che, spesso, hanno confuso il concetto di value con quello di strended, sono, dopo anni di sofferenza, in alcuni casi anche diventati odiatori seriali che odiano Tesla, odiano Musk, odiano Cathie Wood rinvigoriti da un trimestre di gloria:

Vi faranno vedere  grafici come questo:

Vi faranno notare, con un grafico come questo, che il prezzo raggiunto da S&P500  rispetto al Dax è ai massimi storici:

Oppure useranno una variante, la più classica delle quali è il rapporto tra Russell Growth e Russell Value.
Bene, ricordate che questo grafico non dice assolutamente nulla e non vuole dire nulla!
Il motivo per cui questo grafico è privo di qualsiasi significato è che non stiamo parlando di numeri da giocare al lotto dove contano i ritardi; i prezzi di Dax e S&P500 rappresentano la valutazione di andamenti economici reali; non è assolutamente vero che i dati economici di questi paesi hanno il medesimo trend e quindi la serie rappresentata nel grafico sopra non è assolutamente detto che sia mean reverting.
Anzi, abbiamo visto nello scorso report che le economie statunitense ed europea sono su trend di crescita assolutamente diversi.
Proprio per questo quando mettete a raffronto 2 indici, dovete sempre confrontare non dei prezzi ma dei multipli. Il multiplo principe, l’unico che dovete guardare è il “Price to Sales”.
Bene, il rapporto tra il “Price to sale” di S&P500 e Dax è il seguente:

Vi pare ancora così “esageratamente alto” lo S&P500 rispetto al Dax?

Ma facciamo un passo ulteriore. Creiamo un grafico in cui confrontiamo la differenza di performance biennale dei due indici (performance S&P500 – performance DAX) in corrispondenza di un dato rapporto degli indici Price to Sales:

Come vedete dal grafico sopra nella parte evidenziata in giallo, un rapporto tra i due indici Price to Sales intorno a 2,5 comporta:

  • una più alta probabilità di guadagnare comprando S&P500 contro Dax che non viceversa
  • profitti mediamente doppi rispetto alla potenziale perdita.

Altro grafico, a grande impatto, che vi mostreranno per dimostrare una presunta palese sotto valutazione dei titoli value è uno dei seguenti:

Peccato che anche questi non vogliano dire assolutamente nulla!

Infatti:

  • Mentre Tesla non ha debito, Volkswagen, ad esempio, ha oltre 113 mld di debito (debito peraltro a fronte di attività materiali ed immateriali relative ad un business, quello dei motori a scoppio, che entro 10 anni avrà un valore pari a zero):
  • Quando Tesla riporta un + 50% nelle vendite di auto elettriche nel 2020, questo significa un + 50% in più di vendite totali:

mentre quando Volkswagen riporta un +100% di auto elettriche nel 2020 questo significa un bel -15% delle vendite totali:

Sta per iniziare il secondo tempo e alla fine, dopo tutte queste riflessioni e questi pensieri, rimango assolutamente convinto che l’unica squadra meritevole di una scommessa sia quella capitanata da Elon Musk ossia i Tiger Growth.
Siamo all’inizio di una trasformazione radicale dell’economia al termine della quale avremo una Europa marginale ed in declino e gli Stati Uniti ed il dollaro all’apice della loro forza.
Non esiste alcun trend inflazionistico, perché non esiste al momento alcuna forza, eliminato il populista Trump, in grado di invertire il processo di globalizzazione responsabile dell’ampliarsi delle diseguaglianze nel mondo occidentale.
L’unico rischio esistente era quello che una fiammata dell’inflazione derivante da uno shock di offerta ingannasse o spaventasse le Banche Centrali facendole sentire dietro la curva. Questo rischio è stato scongiurato lo scorso settembre, quando Powell ha detto chiaramente che non avrebbe reagito a spike inflattivi.
Lasciamo sbraitare i tifosi del vecchio Buffett col suo portafoglio old style, e non spaventiamoci se ogni tanto gli Elephant Value segnano un goal. In fondo non lasciare a zero l’avversario è un atto di rispetto.

Questo articolo ha un commento

  1. Scritto con umore, garbo e competenza… la combinazione delle tre cose è esplosiva! Bravi!
    Inoltrato a tutti i miei contatti.

    Un caro saluto, Nicola

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